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giovedì 9 ottobre 2008

Risposta a Io Non Sono Napoletano

Commentando il mio breve saggio sulla censura, Io Non Sono Napoletano scrive:

Mi oppongo alla censura quando punisce il libero pensiero di chi non mente.

Ultimamente a me sta capitando ancora di peggio. Di peggio perchè tocchiamo i limiti del surreale.
Ho un blog in cui sto scrivendo in modo cinico e sarcastico le caratteristiche dei napoletani. Ho scritto ovunque che sono pensieri miei. La cosa bella è la mole di minacce di denuncia che ricevo da parte di gente che si sente offesa (pur non nominando mai nessuno nello specifico ma sempre parlando in generale dei napoletani).

Mai visto gente più ridicola. Il camorrista spara difronte alla propria madre e il napoletano sta zitto e "non ha visto nulla", poi però si accaniscono contro uno che crea un blog che parla di loro (loro... loro chi? Si offendono solo quelli che hanno la coda di paglia... cioè quasi tutti a quanto pare).

Rispondo in maniera pacata all'utente, in quanto lui in maniera altrettanto pacata esprime le proprie considerazioni.
Anch'io ne ho un paio, e le esprimo giusto per tener fermi alcuni punti.

Prima considerazione.
Agitare lo spettro della censura per quello che ti è capitato mi sembra esagerato. Nessuno impedisce a te di scrivere ciò che vuoi, ma contrappone al tuo modo di pensare la napolitanità una critica feroce, durissima, alla quale però tu potresti tranquillamente rispondere con la forza degli argomenti.
Dire "non mi piace", è lecito: ed è questo che fanno gli utenti del tuo blog, seppure magari con termini accesi.
Dire "non mi piace, quindi lo chiudo", non è affatto lecito invece: è qui che si tarpano le ali alla possibilità di esprimersi liberamente - concetto stabilito dalla Costituzione, il discorso potrebbe esaurirsi qui.

Seconda considerazione.
Il qualunquismo fomenta il pensiero dietrologico. Quando si generalizza, è fin troppo chiaro che le persone - nel tuo caso, la categoria - che vengono investite di tanta approssimazione si ribellino in maniera violenta alla tua visione dei fatti.
La tua non è satira, muove più che altri sotto il punto di vista dello sfottò, che essendo reazionario, fomenta il pensiero dietrologico proprio perchè non fa distinzioni, non determina.
La satira invece cerca un punto di vista unito ad un po' di memoria. La memoria è lì per tutti, sono i fatti che ci accadono intorno; il punto di vista è la visione sull'argomento, e non può essere mai qualunquista, perchè altrimenti rischia di non essere informato - dunque in questo caso la satira perde il secondo dei suoi elementi, cioè la memoria dei fatti, e diventa nuovamente sfottò.
Il sottotesto di questo blog non sarà mai "è tutto un magna magna". Qui si fanno nomi e cognomi, si prende posizione rispetto all'attualità, ci si comporta, insomma, da persone adulte politicamente, socialmente e culturalmente.
Dunque, caro Io Non Sono Napoletano, scrivi pure ciò che vuoi, ma tieni presente che il tuo generalizzare ("Il Camorrista spara di fronte alla propria madre e il napoletano sta zitto, non ho visto nulla" è una generalizzazione che non accetto: non tiene conto delle immense variabili della situazione napoletana) ti porterà comunque ad essere bersaglio di feroci critiche.
Il pensiero dietrologico è sempre appostato dietro l'angolo. Bisogna starci attenti.

Ti saluto, e ti invito ancora a scrivermi su questo blog, se vorrai.

martedì 9 settembre 2008

All'anonimo

Volevo rispondere all'anonimo che ha commentato il post "Morte cerebrale" (l'ho già fatto nei commenti, ma così è più evidente) con le seguenti parole:


sai che il tuo ragionamento sembra quello dell SS di hitler se uno nn pensa più uccidiamolo per prenderci i suoi organi...che baggianata per fortuna che esiste il VATICANO l'unico che difende ancora la vita, le tradizioni se il mondo fosse in mano a gente come voi saremmo rovinati

La risposta è, caro mio anonimo, che innanzitutto la prossima volta firmati - di cosa hai paura? vigliacco - e soprattutto...


Guarda un po': il classico argomento fallace!
Sembra Ferrara che, durante la campagna elettorale, espone manifesti con la scritta "Abort macth frei" (l'aborto rende liberi), o altri con la scritta: "Abortisce per un reality!" (notizia falsa: questa cosa non è mai avvenuta, e vorrei ben vedere...)
Il mio NON è un ragionamento, è una constatazione di fatti. Esiste un protocollo chiamato protocollo di Harvard, redatto quarant'anni fa, sul quale si bsano la maggior parte delle legislazioni dei paesi civili (non per niente, a corollario, ho pubblicato il testo di legge relativo con la sua ultima revisione - revisione: il protocollo di Harvard non è monolitico, a differenza delle credenze della Chiesa, ferma al pensiero magico).
NON è un ragionamento: porto dichiarazioni di numi tutleri della medicina, che sanno il fatto loro più di tutti i cardinali messi assieme.
Ma vi capisco. Voi cattolici integralisti siete già in coma e temete che qualcuno stacchi la spina.
A buon rendere!

domenica 25 novembre 2007

Risposte ad alcuni commenti

Rispondo ad alcuni commenti che sono stati lasciati sul blog nelle ultime ore.

Commentando il post sulle domande sull'11 settembre, Goroshi mi chiede:
Cosa pretendi da uno che si è fatto correggere da una bambina delle elementari (...)?

Molto semplice, Goro...
Che non diventi Presidente degli Stati Uniti d'America!

Commentando il post "Ehi... geniale!", Goroshi (attivissimo) mi rassicura:
Mah, se gli dai tempo, qualche altra cagata la inventano...

Grazie, Goro, mi hai tolto un peso dalla coscienza...

Sempre riguardo allo stesso post, Dibbio commenta:
Magari potrebbero proporre una missione di pace in Birmania, ho sentito che li hanno i rubini più rinomati al mondo...

Esatto, Dibbio, una missione di "pace" alla loro maniera!

Riguardo al post relativo al sondaggio (già ben partecipato, tra l'altro), Dibbio si dimostra un amico e scrive:
Votato, mo pia sta cartina e fatte sto cilotto va...

Grazie!
Che storia...
(Ops... non vorrei aver condizionato il voto...)

Grazie a tutti per i commenti su questo blog. Invito a continuare così, per trovare sempre nuovi spunti di discussione.